Dossier

Pannella con parole loro

La scomparsa di Marco Pannella, per quanto attesa, ha suscitato sentimenti di vario tipo.
Ammirazione o noncuranza, angoscia o insofferenza, mai disinteresse: perché Marco Pannella, un condensato di vizi privati e pubbliche virtù, è stato amato e odiato.
Pochi minuti dopo che le Agenzie avessero battuto la notizia della morte il deputato del PD Emanuele Fiano ha battuto questo tweet: «Addio a #‎MarcoPannella‬‬‬‬‬‬‬, hai disegnato un pezzo di storia d’Italia, ti sia lieve la terra».

A mia volta ho scritto sul mio profilo Facebook che si trattava di «ipocrisia allo stato puro, come tutta quella che si sta sprecando in queste ore per ricordare post mortem un uomo che andava ascoltato, pur con molti suoi eccessi, in vita».

Ed infatti, in quelle ore e nei giorni successivi paginate intere di giornali, un profluvio di dichiarazioni sui social dedicate al rimpianto e agli elogi, molte con ipocrisia neppure malcelata e non minore superficialità: al punto che la stessa Emma Bonino, dal palco di Piazza Navona ha ammonito che oltre a divorzio e aborto c’è stata «Sarajevo, ricordate Sarajevo!» e non ha potuto fare a meno di denunciare che Marco «in vita è stato irriso e deriso, qualche volta vituperato»: in qualche caso dalle stesse persone che nelle ore precedenti si erano affrettate a stilarne l’apologia.

È nata così l’idea di e offrire ai lettori di Pagina, a due mesi dall’evento, un Dossier sulla morte di Marco Pannella, assieme al ricordo di pugliesi socialisti e/o radicali: raccogliendo la Rassegna Stampa la più ampia possibile, un inedito racconto sul personaggio con il quale, a mia volta, mi sono politicamente incrociato già dalla fine degli anni ’60.

Infatti, per anni per anni ho avuto anch’io doppia tessera, quella del Psi e dei Radicali e, dunque, Marco, assieme a Emma Bonino, sono stati molto familiari per noi socialisti. Tante le battaglie comuni, immancabile la loro partecipazione ai nostri Congressi nazionali, condivise la maggior parte delle battaglie sui diritti individuali, e non soltanto divorzio e aborto; e poi una visione condivisa transnazionale del movimento (il loro) e internazionalista del Partito Socialista; la non violenza, le carceri e i diritti dei detenuti, in particolare, l’ecologismo non ideologico e tante tante altre cose.

Personalmente ho condiviso sempre meno la battaglia per la liberalizzazione delle droghe, sia pure leggere, e dunque anche quella per la cannabis. Ma ho avuto una sconfinata ammirazione per il suo coraggio, eroe solitario, nell’aver saputo mettere a rischio il suo fisico e la sua stessa salute con i suoi digiuni e i suoi Sathyagraha, per il suo immaginario politico. Si può non condividere ma, certo, non si può non ammirare l’utilizzo del corpo come strumento di comunicazione e di lotta politica, una cultura non propriamente europea, la predilezione per «azioni minoritarie che potessero conquistare la maggioranza agendo fuori dal palazzo e, anzi, in opposizione ad esso». Considero un errore aver fatto fallire – per egoismi e cinismo propri della politica organizzata e quindi anche di Pannella – l’esperienza della Rosa nel pugno, il cui simbolo Mitterand aveva donato, forse non a caso, proprio a lui.

Non ho mai incontrato né parlato di persona con Marco Pannella; invece, tante volte l’ho incrociato a Roma nei dintorni di via della Panetteria, dove lui abitava, che interseca via In Arcione, dove alloggio quando sono a Roma: ogni volta non ho mai potuto fare a meno di salutarlo, riconoscendolo come uno degli ultimi grandi vecchi della Politica ai quali l’Italia e gli italiani debbono molto, in particolare le generazioni di oggi che in un tempo più o meno prossimo (inevitabilmente!) ne prenderanno coscienza.

«Negli anni Settanta il Partito Radicale svolse un ruolo fondamentale nella sociabilità e nella formazione politica dei giovani di quel decennio», ha detto Gaetano Quagliariello nel suo intervento commemorativo al Senato; quel «gruppetto di radicali era un’ancora di salvezza per chi voleva sfuggire alle droghe delle ideologie novecentesche. Anche quando poi si prendeva distacco da quell’esperienza […] essa restava un punto di riferimento, prezioso pure per concepire idee differenti e a volte addirittura antitetiche o antagoniste. Oggi di luoghi di formazione, in fondo gratuiti e generosi, come quello che fu il Partito Radicale di Pannella (in verità non solo quello!, aggiungerei) non ne esistono più. E questa è una perdita secca che condiziona la qualità della classe politica e quindi la ricchezza stessa della Nazione».

Ripeto, non ho condiviso tutto in Pannella, in particolare la sua libertà(inaggio) per gli schieramenti; ma riconosco che anche lui mi ha contagiato quell’ossessione, che di lui consegnano l’immagine dell’opposto dell’antipolitica, per il funzionamento delle Istituzioni; infatti Pannella era “Uomo delle Istituzioni” e aveva fortemente radicato lo spirito repubblicano.

Una materia che personalmente ho imparato ad amare dai socialisti, ma che oggi si va, via via, sempre più impallidendo. E non è certo un bene.

Da socialista di Marco, del compagno Marco, rimpiango finanche il rapporto non sempre amichevole e indulgente con il gruppo dirigente socialista; ma a lui, ripeto, e ai miei compagni non perdono di aver fatto fallire l’esperienza della Rosa nel pugno che assieme alla Costituente socialista del 2007 ha rappresentato l’ultima occasione perduta per dare al Paese un Partito socialista forte e organizzato che avrebbe rappresentato oggi più di ieri la coscienza critica nella sinistra al governo, e molto di più.

Di Pannella si parlerà a lungo, e anche se molti preferiranno rimuovere il torto che gli è stato fatto dei mancati riconoscimenti che gli sarebbero toccati, sarà ricordata in particolare la sua passione il suo impegno, e cioè quello che la politica dovrebbe essere e non è. E poi la sua irruenza, il suo modo di «rompere i conformismi», in un paese che con i suoi populismi e con la sempre più diffusa personalizzazione diventa sempre più conformista e banale.

Intanto, con il presente Dossier offriamo ai lettori una visione ampia di quello , a caldo, che è stato detto di lui dopo la sua morte: con sincero rimpianto e con acutezza di analisi da parte dei più, o con studiata ipocrisia da parte di altri.
Solo un modo per avviare la riflessione se davvero senza di Pannella questo Paese sia un po’ più povero, come non senza retorica è stato detto e scritto. Il resto verrà, e Pagina, ne sono certo, non mancherà di offrire il suo contributo.

INDICE DEL DOSSIER

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2 thoughts on “Pannella con parole loro

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