Dossier

Pannella, il seminatore

Cosa dire di Marco Pannella che non sia stato già ricordato i questi ultimi giorni con massicce dosi di lucida ipocrisia come giustamente ha osservato Emma Bonino?

Tra le sue numerose campagne vorrei ricordare solo quella, poco rievocata, contro la fame nel mondo (fine anni ’70) ed il profetico messaggio che anche in quella sede Marco non mancò di lanciare: “aiutiamoli ora e lì, nel nostro stesso interesse”. Desidero quindi in questo mio ricordo soffermarmi sull’impatto che aveva Pannella sulle coscienze degli individui e sulla mia in particolare. Lo definirei a tal proposito “il seminatore” perché le sue parole arrivavano dritte nell’animo e nella mente e germogliavano in idee, in laceranti dubbi e contrasti con proprie consolidate certezze che finivano spesso per sgretolarsi, con proprie radicate convinzioni, anche etiche e non solo politiche, travolte di frequente dal fiorire di tali germogli.

I primi contatti con il mondo radicale li ebbi, da convinto comunista praticante, con il Prof. Totarofila, responsabile della Lega Italiana per il Divorzio su Bari. Il PCI non era molto interessato ai diritti civili, alle libertà individuali e tentò di ostacolare sino in fondo il divorzio ed il relativo referendum giungendo a proporre il famigerato disegno di legge della senatrice Tullia Carrettoni, che di fatto lo rendeva arduo; non ci riuscì, non resse di fronte alla irruente forza delle idee portate avanti con fermezza dai radicali e, devo aggiungere, dai Socialisti ed anche dai Liberali. Il PCI infatti intendeva coltivare piuttosto che spezzare quel “fil rouge” con il mondo cattolico al cui capo c’era la sua approvazione dell’art. 7 della Costituzione (cosiddetta più bella nel mondo e che ha di fatto introdotto la Religione di Stato!).

Le pillole radicali che cominciai ad ingerire in quel periodo mi ponevano interrogativi che entravano spesso in conflitto con mie idee che sembravano consolidate: ero a spada tratta per i palestinesi ma “il seminatore” mi insinuò dei dubbi che, coltivati ed approfonditi anche con dolore, mi indussero a divenire filo – israeliano; mi convinsi che il mondo cattolico della conservazione, il Vaticano e la sua espressione politica, la DC, non andassero corteggiati ma combattuti fieramente, che il dialogo dovesse essere cercato dal PCI con l’arcipelago socialista, laico e libertario: mi ferì e mi fece molto riflettere il fatto che Pannella, all’ingresso di Botteghe Oscure dove si era recato per cercare un incontro sempre negato, venisse brutalmente schiaffeggiato ed allontanato.

Non sempre mi trovavo d’accordo con i radicali, ma una nuova ferita mi fu inferta allorché fui testimone del fatto che un giovane ed inerme radicale fermo da un mese, notte e giorno, davanti al Tribunale e che vedevo vivere in un furgone solo per poter presentare la lista del PR per prima, infrangendo così un insulso “totem” del PCI, venisse brutalmente assalito e pestato a sangue da decine di attivisti comunisti capeggiati dal mitico Andrea, portiere della sede di via Crispi, giunti all’ultimo momento per opporre la prepotenza e la violenza alla non violenza, al diritto. E ciò avvenne pressoché in tutta Italia: ma Pannella così aveva ottenuta una clamorosa vittoria! E di questo non si resero conto minimamente gli orgogliosi “mazzieri” che la ritennero invece una loro vittoria!

Movimenti tellurici, dicevo, nella mia coscienza, e non solo politica ma anche umana. Qualcuno ha paragonato il PR al fiume africano Okavango che non sbocca nel mare ma in pieno deserto. Interpreto tale metafora non nel suo senso negativo (assenza di sbocchi politici, il che peraltro sarebbe assolutamente falso non potendo alcuna forza politica paragonarsi al PR nel rapporto tra battaglie vinte anche a livello internazionale e scarsezza di mezzi e rappresentanza!), ma positivo: gocce d’acqua che non finiscono indistinte nel mare ma penetrano una ad una in ogni granello di sabbia, irrorandolo!

Pannella non aveva confini (“osare l’inosabile”), il suo sguardo si posava ovunque una persona fosse privata dei suoi fondamentali diritti di essere umano; non cercava di piacere ma solo di scuotere le coscienze con le sue parole, il suo corpo, combattendo ferocemente le idee pre-confezionate, le ideologie impacchettate, il perbenismo e soprattutto quel che lui definiva il crimine della indifferenza dei più, portandoli a ragionare, a “conoscere per deliberare”, ad essere consapevoli, a schierarsi, a scegliere (per non essere scelti): “spes contra spem”, essere cioè speranza più che avere speranza, così aggiornando la lettura di tali parole offerta da San Paolo e La Pira.

Non è certo un caso che Pasolini in un messaggio al Congresso Radicale del 1975 letto pochi giorni dopo la sua morte invitò i radicali ad essere “sempre irriconoscibili”, mai portatori quindi di idee scontate, populiste e pre-confezionate, ma frutto di approfondimenti che di volta in volta potevano portare anche a “sparigliare” ogni precedente convinzione, a risultati inattesi anche per gli stessi radicali: una milizia quindi votata sull’altare delle idee e solo di quelle, qualunque esse fossero, senza alcuna remora, senza alcun tabù, magari controcorrente contro chi era controcorrente ed anticonformista tra gli anticonformisti.

De Gregori tratteggiò Pannella come un moderno Robin Hood munito solo di un canestro di parole e di pistole a salve: ritratto azzeccato anche questo per chi ha fatto della costante e rigorosa ricerca del confronto tra idee il suo unico metodo, il suo unico credo praticando la non violenza e la disubbidienza civile quale unica deroga, come strumento di lotta, al predicato rispetto rigoroso della Legge, alla cultura della Legalità più piena.

Pannella ci ha fatto capire la profonda antitesi tra l’insulso ed inane pacifismo e la non violenza, rivoluzionario strumento di democrazia e di lotta per la affermazione delle proprie idee e dei propri diritti!

Avevamo tutti ancora bisogno di Pannella, ecco perché non ha mai conquistato posizioni di potere; è proprio lui infatti ad aver detto che se lo avessero eletto Presidente si sarebbe immediatamente dimesso perché avrebbe significato che le persone, gli umili, i senza diritti, gli ultimi della terra (le donne ed i bambini di Lesbo richiamati nella sua ultima lettera al Papa!), non avevano più bisogno di lui! Magari per far abolire la pena di morte in tutto il mondo dopoché il suo Partito Transnazionale insieme a Nessuno Tocchi Caino (associazione della galassia radicale), sostanzialmente da soli, erano riusciti a conseguirne la moratoria dall’ONU nel 2007; per far cessare ovunque le mutilazioni genitali e la tortura; per affermare i diritti inviolabili anche per i carcerati; per raggiungere la assoluta libertà nella ricerca scientifica; per la autodeterminazione anche in punto di morte con il testamento biologico; per l’eutanasia; per una Giustizia giusta; per gli Stati Uniti d’Europa; perché al centro di tutto sia sempre l’individuo, la persona, l’essere umano, le sue scelte e le sue libertà formate da diritti ma anche da rigorosi doveri.

Il “seminatore” ha fatto germogliare idee e metodi radicali in molti altri partiti attraverso suoi ex militanti; spero che questi germogli continuino a fiorire ovunque.

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2 thoughts on “Pannella, il seminatore

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