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In ricordo di Guglielmo Minervini: uomo di mediazione, non di compromesso

Anche per Pagina è un dovere dare notizia della morte di Guglielmo Minervini, e tracciare un breve ricordo dell’intellettuale, del sindaco di Molfetta,  del consigliere e assessore regionale, assecondando, per ora, la spinta che scalda il cuore delle emozioni e dei ricordi. Per una valutazione politica del suo operato, che è stata una vera e propria semina, non è ancora il momento.

In queste prime ore dalla scomparsa, che per quanto prevista ognuno immaginava o sperava di rinviare nel tempo, nella rete si sta leggendo di tutto: un florilegio solo di elogi e di buoni ricordi. Fra tutti è unanime l’apprezzamento della sua disponibilità all’ascolto; ma è soprattutto la missione verso i giovani, la cifra del suo operato politico che risalta di più: “aveva scelto i giovani”, ho letto di buon’ora nel post su Facebook dal quale ho appreso la notizia.

È vero, aveva scelto i giovani, la buona politica per alleviare le loro difficoltà nell’inserimento nel mondo del lavoro, e lo aveva fatto all’inizio del suo mandato assessorile con la Giunta Vendola; ancor prima, cioè, o comunque in concomitanza, con la devastante evoluzione della crisi economica che pur di origine globale ha colpito in particolare il nostro Paese, e che poi ha fatto sentire i suoi effetti terribili nel settore occupazionale, in particolare giovanile. Guglielmo Minervini ha inventato “Bollenti spiriti”, “Ritorno al futuro” (non sono certo dei titoli) e tutti i progetti che dal 2005 si susseguono nella Regione Puglia per sostenere la domanda di lavoro.

Tutto nuovo? Forse no, anche se con diversa denominazione pure nelle legislature precedenti si sono investite molte risorse per creare le condizioni di inserimento nel mondo del lavoro: ma la differenza è stata sostanziale, e molto di più. Nella “formazione professionale” degli anni del centro-sinistra (e dintorni) l’attenzione era riservata ai centri e ai formatori, al punto che al netto del pessimo uso che in qualche caso fu fatto di quelle risorse, fu coniato lo slogan che “la formazione serviva innanzitutto ai formatori” e ai loro protettori (tanto estesa era la rete di clientelismo che su di esse si era sviluppata); negli anni di Vendola e Minervini viene responsabilizzata la autonoma capacità di scelta dei diretti interessati, saltando ogni  forma di intermediazione, la fase cioè nella quale prospera il dubbio, la scarsa trasparenza, quando non anche la corruzione.

È questo il grande merito di Minervini: trasparenza delle procedure e auto-responsabilità dei destinatari delle risorse. Che è quello che ai giovani, e non solo a loro, è piaciuto di più; ed quello che ha fatto apprezzare universalmente il suo lavoro e il suo impegno politico. Ha prodotto il suo lavoro il risultato sperato? La risposta è SÌ, e senza appello, se si ha riguardo alla pulizia della politica e degli addetti ai suoi lavori; la risposta, per lo meno a chi scrive, è molto dubitativa sulla attuazione e se si ha riguardo alla riduzione dei punti (o anche solo delle frazioni di punto) della percentuale di inoccupati e dei Neet. O per lo meno, è dubitativa perché un’indagine seria (eppure non ci sarebbe voluto molto) sulle ricadute di quegli ingenti investimenti non mi pare sia stata mai fatta.

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Guglielmo Minervini (1961-2006) – foto dalla sua pagina Facebook

Ma siamo giunti al giudizio della sua azione politica, tuttora prematuro. Torniamo, perciò, ai ricordi. Ho conosciuto per la prima volta negli anni ‘90 il sindaco di Molfetta, e fu presto simpatia reciproca. Mi occupavo per incarico professionale di una grossa società pugliese, legata da contatti stringenti con un importante gruppo economico-finanziario nazionale, per la  realizzazione in Molfetta di un investimento di molte diecine, forse molto oltre cento, di miliardi di lire, a forte ricaduta occupazionale. Mi accostai a lui con la preoccupazione di trovarmi di fronte ad un politico (attesa la sua storia, che non mi era ignota) pieno di pregiudizi anti-capitalisti; insomma intriso di ideologia. Ed invece trovai un uomo, fermo nei suoi principi, ma disponibile al dialogo, appunto all’”ascolto”, comprensivo verso il privato che rischia e investe e deve ricavare il “giusto” profitto, ma preoccupato solo: che l’investimento producesse molta occupazione (si fece anche un calcolo percentuale investimento-occupati), che questa fosse in particolare giovanile, che fosse del territorio di Molfetta e, infine, che il reclutamento avvenisse al di fuori di ogni forma di protettorato politico, sindacale o altro. Al punto che cercammo di mettere a punto una sede mista (Privato – Comune) per le selezioni: una vera novità! Poi le cose, come ormai di norma, fra passaggi vari Tar, Consiglio di Stato, Commissioni regionali e comunali, le cose andarono per le lunghe, troppo per le lunghe; al punto che né lui (perché passato ad altra funzione pubblica) né io (passato ad altra condizione esistenziale) abbiamo potuto assistere dal vivo alla conclusione dell’intrapresa: che pure c’è stata, forse con risultati  non adeguati a quelle premesse progettuali e politiche.

 

Ma è rimasta un’amicizia sempre viva e cordiale, e altri ricordi. Nel corso delle lunghe trattative qualche volta ci siamo incontrati nella sede della casa editrice che lui curava (non so con quale ruolo, forse ne fu il fondatore) ma ogni volta l’ho visto al tavolo di lavoro, come l’ultimo dei redattori ma circondato da affetto, questo sì, molto affetto. Qualche altra volta i nostri conversari scivolarono nella politica e, guarda caso, sui socialisti: verso i quali non mi pare che lui avesse avuto molta simpatia; anzi! Ma si sa, Molfetta fu terra del socialista Finocchiaro, un grande intellettuale e un ingombrante socialista, e con lui non era facile andar d’accordo fra compagni, figurarsi tra avversari. E poco contava se Guglielmo fosse discepolo e miglior interprete di quel Don Tonino Bello verso il quale anche il laico irriducibile Beniamino nutriva, ricambiato, molta stima.

Ho voluto ricordare così Guglielmo Minervini, con semplicità e, spero, senza retorica, come lui meritava; ma con la curiosità, che presto (sono certo) sarà appagata, di una riflessione più approfondita sull’Uomo politico e sul ruolo esercitato nella società pugliese, che lo ricorderà e lo rimpiangerà a lungo. Perché lui è stato un Uomo limpido e trasparente: qualche volta duro e ostico. Come inevitabilmente è un Uomo poco incline, non alla mediazione che gli era familiare, ma al compromesso.

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One thought on “In ricordo di Guglielmo Minervini: uomo di mediazione, non di compromesso

  1. Un ricordo che, anche per me che non ho conosciuto Guglielmo Minervini, è risultato emozionante esaltando, senza mai scadere nella retorica, uno spirito combattivo di altri tempi di quando cioè la politica era dialettica, mai volgare e lontana da ogni rigurgito d’ignoranza e di protagonismo del singolo

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