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Tu, studente del Sud, somaro per principio

Ferragosto non ti riconosco. Ma fatto sta che ogni anno, invece di parlare solo di ombrelloni e angurie, esplode la guerra anticipata della scuola. Grazie ai risultati della maturità testé conclusa (ma stavolta grazie anche all’esodo forzato dei docenti meridionali al Nord). L’inaudito puntualmente ripetuto è che i ragazzi meridionali abbiano strabattuto i loro colleghi settentrionali per i 100 e lode ottenuti. In testa addirittura la Puglia con 934 mentre alla Lombardia ne sono andati solo 300. Delitto di lesa maestà. Tenendo conto che tutto ciò che è meridionale deve essere per forza meno. Per giudizio unanime anzi pregiudizio. Sintetizzato nel titolo di un giornale di lassù: “I terroni somari ma promossi con la lode”.

Dimostrazione che non poteva e non doveva avvenire sarebbero i test Invalsi e quelli Immaginedell’Ocse (l’organizzazione degli Stati occidentali col suo famoso criterio di valutazione Pisa). Secondo i quali puntualmente il responso è opposto: ragazzi del Nord molto più bravi di quelli del Sud. E allora come osano? Fucile puntato contro gli insegnanti del Sud, rei di voto facile. Di essere di manica più larga di quelli adamantini del Nord. Alterando le regole del gioco. Soprattutto violando il dogma assoluto del Sud inferiore in tutto. Meno treni, meno strade, meno banche, meno servizi, quindi per principio anche meno intelligenza. Così come Lombroso li vedeva delinquenti nati. Così come in America i neri dovevano essere naturalmente meno capaci dei bianchi. Dando un alibi a ogni razzismo. Come ha limpidamente detto il marciatore Schwazer, quello del doping: Vi do la mia parola, non mi drogo, sono altoatesino non sono napoletano.

Sacrilega ogni possibile spiegazione in contraddizione col dogma. Ma i test Invalsi e il Pisa riguardano solo italiano e matematica mentre gli esami di Stato comprendono tutte le materie. Quei test riguardano i primi anni della media superiore, ciò che non esclude progressi dopo. Soprattutto in un Sud i cui ragazzi addentano la vita in una cultura che non può cullarsi sui soldi di papà per la discoteca e il futuro. Magari sono più consapevoli che chi meno ha, più si deve dare da fare. E senza che nessuno, invece di scandalizzarsi, si preoccupi di andare a vedere qualche altra cosina.

Mettiamo un ragazzino di Verona e una di Crotone. Il primo con asilo nido, materna pubblica, biblioteche, scuolabus, mensa scolastica. La seconda cresciuta a pane e niente. Con le partite che cominciano per il Sud sempre da zero a due. Ma questo non interessa a nessuno. Così è e così deve andare. Inalberandosi però se la maturità beffa premesse immutabili come una legge divina. Allora ecco la proposta di uniformare i criteri di valutazione. Senza nessuna proposta per uniformare le condizioni di partenza.

Non è gioco la maturità, è in gioco la subalternità. La sottomissione. Perché poi per questi 100 e lode il piattino è già pronto. Dice: non faremmo tutti questi problemi se il voto della maturità non fosse titolo preferenziale per l’accesso alle università. Problema già risolto: università del Sud condannate a morte. Con regole di finanziamento che privilegiano quelle che possono far pagare di più l’iscrizione, cioè quelle dei territori più ricchi, cioè quelle del Nord (invece del contrario se si volesse davvero ridurre il divario). Con borse di studio che al Nord vanno anche a chi ha un reddito di 26mila euro mentre al Sud non devi superare i 15mila. Con corsi quindi soppressi al Sud per mancanza anche qui di mezzi. E con gli studenti del Sud attirati di peso dove i corsi ci sono. Alla faccia del loro 100 e lode: devitalizzato come un dente cariato.

Così anche i prof del Sud imparano. Scusi, ma non sono gli stessi che al Nord sono apprezzati da tutti? E come mai sono di manica larga solo al Sud? Misteri della fede. Ferragosto di fuoco e di sangue per loro, cui un algoritmo ha assegnato cattedre soprattutto al Nord. Emigrare, voce del verbo eterna condanna del Sud. Ma che fare se loro sono al Sud e gli studenti sono al Nord visto che al Sud diminuiscono con la popolazione? Lo sapevano che la mobilità era il patto per non rimanere precari.

Domanda: ma perché si penserebbe a loro solo ora che sono arrivati ai 50 anni e hanno famiglia e come si fa a prendere un trolley e cambiare vita come se fossero ragazzini? E perché diminuisce la popolazione al Sud se non perché altri sono emigrati finora, o perché non fanno figli visto che le partite per il Sud cominciano sempre da 0-2? E perché non si aumentano le classi al Sud non deportando nessuno, visto che al Sud sono sempre più numerose che altrove? Gira e gira, siamo sempre là. Gianni Brera diceva che Mennea, in quanto meridionale, non poteva essere il campione che era. Il noto padanissimo giornalista non aggiungeva che magari non poteva perché non aveva piste per correre. Ma Pietro correva in strada sfidando le auto. Così il Sud resiste ed esiste nonostante tutto.

Fondo pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno il 19 agosto 2016

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3 thoughts on “Tu, studente del Sud, somaro per principio

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