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Meridione: a scuola di speranza

Polemica puntualmente rinfocolata dopo ogni esame di maturità quella relativa alla presunta superiorità scolastica degli studenti meridionali su quelli settentrionali. Per 100 e lode ottenuti pare sia in testa la nostra Puglia con 934 superbravi, mentre dalla Lombardia ne sarebbero usciti solo 300. Critiche e sospetti sono stati palesati dai soliti  giornalisti, testate, politici del Nord, i quali hanno richiesto e promesso interventi in direzione di una maggiore uniformità dei criteri di valutazione a livello nazionale. Ma fosse solo questo… Si è insinuato che i ragazzi del Sud siano in media inferiori a quelli del Nord, come dimostrerebbero i risultati Invalsi. Che i disonesti docenti del Sud facciano carte false,  a differenza di quelli del Nord, più seri, integerrimi.

A questo punto, sono arrivate le risposte dei giornalisti meridionali, come quella di Lino Patruno, il quale ha evidenziato come i risultati Invalsi in literacy e matematica non siano confrontabili con quelli degli esami di Stato, che monitorano gli studenti in tutte le discipline, ed ha, inoltre, stigmatizzato l’approccio distorto di chi pensa ad intervenire sui risultati dei giovani, invece che sui reali problemi che affliggono un meridione d’Italia ritenuto da molti esperti economisti, ormai, in cronico ritardo di sviluppo.

the test

the test (2008) di D. Yvette Whon (kiru) – via flickr

Il problema vero, secondo il modesto parere di una insegnante del Sud, è a monte, anzi, ai sette colli di Roma. Se esiste e continua a crescere un partito di portata e peso nazionale, come la Lega, che per statuto cura esclusivamente gli interessi del settentrione, cosa possiamo aspettarci qui da noi, sempre sottorappresentati e disorganizzati a livello politico, se non denigrazione gratuita? Chi più ha più deve avere, piove sul bagnato, ecc. ecc.: non è giusto, ma pare sia questo il principio ispiratore anche di quest’ultima legislatura, come dimostra, a titolo d’esempio, la discutibile politica di distribuzione dei fondi alle università più «virtuose», quasi tutte settentrionali, naturalmente. A mio parere, questo è un grave problema politico. Il guaio è che una consequenziale e logica soluzione politica non appare più  praticabile: si è tentato di organizzarsi partendo dal Sud (penso ad Adriana Poli Bortone, ad esempio, con Io Sud o Grande Sud), ma i movimenti si sono rivelati esperienze meteoriche. Auguriamoci si riesca a far di meglio in futuro, ma è un fatto che, al momento, la via politica appare occlusa.

E allora, e adesso? Allora i giovani sperano, i giovani combattono per il proprio futuro, i giovani studiano. E noi con loro, noi docenti meridionali li supportiamo meglio che possiamo. Spingiamo perché i migliori, i più capaci e volitivi, si armino di fiducia e speranza e si facciano largo in un’Italia, in un mondo dalle maglie sempre più strette. E loro vanno avanti: si iscrivono alle Università, alle migliori che possono, sono spesso costretti ad emigrare precocemente, si laureano, continuano a studiare, specializzandosi sino ai massimi gradi.

Ed è bene che lo sappiano gli insigni docimologi del Miur: perdono tempo a tentare di uniformare i criteri di valutazione. La nostra valutazione non sarà mai completamente «oggettiva», intanto perché una valutazione oggettiva non esiste, non è di questo pianeta. Siamo il più obiettivi possibile, adoperiamo tutti gli strumenti a nostra disposizione (differenti tipologie di verifiche, griglie di valutazione, ecc.), ci confrontiamo tra noi e con gli altri, elaboriamo, studiamo… Ma non siamo giusti né super partes come divinità minori: siamo anche noi inseriti in un tessuto sociale che è quello che è. E poi perché sono fermamente convinta che noi continueremo a supportare gli sforzi dei nostri ragazzi. È compito della scuola e dei docenti valutare, ma anche riconoscere progressi e merito. Monitorare il livello di partenza e quello d’arrivo. Tener conto delle difficoltà personali e strutturali. È compito dei docenti misurare, ma anche insegnare e costruire. Aiutare ad impiantare basi solide…

Non so se la scuola meridionale possa autodefinirsi buona, né tanto meno migliore di altre: di certo essa si fonda sulla speranza in un domani migliore per tutti.  Si applichino piuttosto lì, a Roma, al Governo, a trovare le risorse per cancellare divari ed equiparare possibilità che sono ben lontane dall’essere bilanciate. Riporto solo una piccola parte del deprimente rapporto di Almalaurea: «Tra i giovani laureati del Nord il tasso di occupazione è del 52,5 %, contro il 35 % del Sud. I risultati, inoltre, non tengono conto dalla sede universitaria dove i giovani hanno completato i propri studi. Questo comporta una maggiore specializzazione tra gli studenti meridionali, che si iscrivono a un corso di secondo livello nella speranza di un ulteriore sbocco lavorativo…». Scuola è speranza: non toglieteci anche questo.

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