Lectorinfabula

Le sfide dell’Europa in 50 vignette

Nel programma della dodicesima edizione del festival Lectorinfabula di Conversano (Bari) è inserita anche l’inaugurazione della mostra Le sfide dell’Europa in 50 vignette nelle sale del monastero di San Benedetto dal 15 al 25 settembre (tutti i giorni ore 10-13 e 17-21, ingresso libero). L’esposizione raccoglie vignette selezionate tra quelle che hanno partecipato dal 2011 al 2016 al concorso «Una vignetta per l’Europa» (promosso dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea in collaborazione con Internazionale e Voxeurop.eu) e tra quelle pubblicate nell’e-book Libertà di espressione in Europa a cura di Dino Aloi e Thierry Vissol. Pubblichiamo un intervento di Thierry Vissol, ideatore e presidente della giuria del concorso.

Alla fine degli anni Novanta, responsabile dell’informazione dei consumatori per il passaggio all’euro, giravo l’Europa, provando a stimolare l’impegno degli enti locali nella formazione dei loro cittadini. Durante uno di questi giri, incontrai il Presidente di una Regione francese, un giurista, eminente professore di diritto internazionale ed europeista convinto. A lui chiesi perché non organizzava un dibattito con la sua giunta al fine di lanciare e finanziare un’operazione di informazione-formazione dei cittadini sul cambiamento della moneta – un cambiamento non semplice per dire il meno. Mi rispose: «Non posso, l’euro e l’Europa sono dei temi che irritano, rischio la mia maggioranza». Una reazione che era condivisa da molti dei miei contatti politici, sindacalisti o associazioni di consumatori, reazione tuttora sempre più diffusa. Cinque anni dopo, ero responsabile per lo sviluppo di una nuova politica audio-visiva d’informazione sull’Europa. Lavoravo quindi con le principali testate audiovisive europee. Alla mia domanda: «Perché al di là della cronaca europea ma declinata sempre in chiave nazionale, non parlate di politica e di politiche europee. Non sono temi che toccano la vita dei cittadini?» La risposta era sempre la stessa: «L’Europa non fa audience».

Qualche anno fa, ho ricevuto la missione di provare a creare uno spazio pubblico (cioè di dibattito politico aperto) europeo nello spazio pubblico italiano. Una delle mie prime mosse fu di informarmi sulle scuole di giornalismo e sui programmi dedicati alla formazione dei loro studenti, sul funzionamento, le competenze, i mezzi e le politiche delle istituzioni europee. Rimasi molto stupito nel constatare che tali materie fossero marginali se non completamente assenti. Ovviamente, esistono bravi giornalisti in grado di parlare con cognizione di causa dei temi europei. Tuttavia sono una minoranza, spesso marginalizzati nelle loro testate. Questo spiega in gran parte perché, ancora oggi – sessantacinque anni dopo la creazione della prima istituzione europea (la CECA, la Comunità europea del carbone e dell’acciaio) – si può ancora sentire sulle grandi reti audiovisive giornalisti confondere il Consiglio d’Europa con il Consiglio europeo, attribuire all’Europa delle competenze che non ha o leggere, in un grande quotidiano nazionale, in occasione del recente incontro estivo dei primi ministri francese, tedesco e italiano a Ventotene, referenza ad un tale “Arturo” Spinelli invece che Altiero Spinelli.

 

I cittadini sono presi in una tenaglia. Da un lato, dei politici che in materia d’Europa applicano l’atteggiamento dello struzzo o la usano come capro espiatorio. Dall’altro, dei media e dei giornalisti che rinunciano a quello che dovrebbe essere il loro ruolo: quello di mediatori – a tutto vantaggio della cronaca nera (24hx7giorni alla settimana) e dello spettacolo di questa cronaca (che purtroppo fa audience). Un ruolo ben definito dal giornalista Giorgio Zanchini: «Il giornalismo è tuttora selezione, gerarchizzazione e presentazione di informazioni finalizzate alla riduzione della complessità sociale». Non è quindi stupefacente la regressione del dibattito politico europeo, della consapevolezza dei cittadini in materia di democrazia e di vedere fiorire invettive e volgarità piuttosto che argomenti e dibattiti; di leggere commenti sui social networks che paragonano politica Europea e nazismo, utilizzando un’inflazione di parole inadeguate, superlative, senza misura e storicamente sbagliate per qualificare situazioni assolutamente incomparabili. Non è stupefacente la reazione dei cittadini britannici, inizialmente rallegrati del risultato del referendum per poi rimpiangere l’esito, giustificandosi di avere votato il Brexit su base di inaccurate information (informazione sbagliata) ricevuta.

monastero-san-benedetto

La mostra a Conversano

Pubblicizzando la sesta edizione del concorso «Una vignetta per l’Europa», concorso di vignette satiriche dedicate ai temi europei, un commentatore mi ha scritto: «Perché fare un concorso per aumentare la critica all’Europa?». La mia risposta è semplice. Perché, contrariamente a molti altri tipi d’informazione, la satira non ricerca il protagonismo. Va al di là dalla società del selfie e dello spettacolo, un’evoluzione sociologica amplificata dall’uso e abuso dei social networks e dal surfing veloce sulle onde inarrestabili d’informazioni spesso inverificabili. Un tipo di società analizzata da Guy Debord, già nel 1967: «Tutta la vita delle società nelle quali predominano le condizioni moderne di produzione (aggiungerei: e di consumo) si presenta come un’immensa accumulazione di spettacoli… la realtà sorge nello spettacolo, e lo spettacolo diventa reale». Perché appunto, la satira, quando fatta da professionisti che rispettano il loro pubblico, mette – con ironia – il dito nella piaga dei malfunzionamenti politici, sociali, economici; nella piaga sanguinosa dell’abbandono dei nostri valori democratici ed europei, come la solidarietà. Perché la satira è un colpo di frusta che dovrebbe contribuire ad aprire dibattito, contestazione e critica costruttiva, cioè nel senso positivo e cartesiano del termine. Perché, la satira ben fatta pone delle domande cruciali, con un umorismo che per natura deve essere graf-fiante, caricaturale. Delle domande alle quali politici, funzionari, giornalisti e specialisti dovrebbero essere desiderosi di rispondere. Delle domande che dovrebbero nutrire un sano dibattito politico e democratico. Delle domande per le quali i cittadini hanno il diritto di ricevere risposte vere e non anestetizzate. Un dibattito al quale tutti noi cittadini abbiamo il dovere di contribuire per costruire un futuro vivibile. Queste sono le fondamenta della democrazia, secondo me. Spero che la selezione delle vignette di questo catalogo che toccano le sfide presenti e future dell’Unione ne sia una dimostrazione.

Scarica il catalogo della mostra in pdf

© Commissione europea e degli autori

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