Europa

Il Dottor B e il futuro dell’Europa

È disponibile liberamente in Rete con licenza Creative Commons Il Dottor B in Europa – Inchiesta su un mondo sconosciuto, libro a fumetti curato da Maurizio Boscarol (soggetto, sceneggiatura e disegni) e Thierry Vissol (coordinamento redazionale e cura dei testi), nato dalla collaborazione tra l’associazione culturale Altrainformazione e la Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Il libro, pubblicato per la prima volta nel 2013, racconta il futuro e il presente dell’Europa attraverso brevi testi e fumetti. Pubblichiamo il capitolo sul «Futuro».

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La crisi che sconvolge l’Europa ci spinge a farci domande sul suo futuro. Di fronte alla rivoluzione tecnologica e alle nuove sfide transnazionali, gli Stati europei possono ancora agire ognuno per conto proprio o devono riorganizzarsi insieme? I benefici ottenuti in più di sessantacinque anni d’Europa sono entrati nella nostra vita quotidiana in un modo tale che spesso ce ne dimentichiamo e tendiamo a darli per scontati. Tuttavia questi vantaggi e diritti sono frutto dell’enorme sforzo di regolazione dei mercati e della liberalizzazione degli spazi nazionali, che porta l’Ue ad essere spesso inclusa nel fenomeno della globalizzazione, assorbendone di riflesso le connotazioni negative.

A questo si aggiunge che la crisi, la crescita della povertà e della disoccupazione, il bombardamento mediatico focalizzato sulle reazioni o le colpe dell’Ue (senza che sia ben chiaro chi prende le decisioni e come) ha creato nei cittadini aspettative altissime sull’Europa, aspettative che a volte vanno al di là di quello che è realmente possibile nel quadro degli attuali Trattati, e dunque destinate ad essere irrimediabilmente deluse. Si crea così l’equazione Ue = globalizzazione = finanza internazionale = delocalizzazione = perdita di lavoro = regole imposte del capitalismo = crisi = futuro incerto. In un tempo passato che non ritornerà mai, un paese poteva sperare di gestire da solo una crisi con politiche economiche e monetarie controcicliche.

La sola crisi di dimensione simile a quella attuale fu quella del 1929-1933, dove le reazioni individuali dei paesi non permisero una pacifica soluzione del problema, accelerando inevitabilmente il processo di conflitto armato mondiale. Ne siamo usciti grazie alla cooperazione internazionale e alla creazione dell’Ue. Ora, in un mondo ancora più interdipendente, dove nuove potenze rivendicano – a giusto titolo – i propri interessi, dovrebbe essere chiaro che nessun paese, nemmeno il più potente, può affrontare da solo il presente e il futuro. Il mondo e l’Ue hanno bisogno di regolare i mercati finanziari per non essere più soggetti ai loro ricatti, di assicurare la redistribuzione non conflittuale dei redditi e delle risorse scarse (materie prime, energia, acqua, cibo), di preservare la pace, i diritti umani, la terra, le sue specie e il suo clima.

Per questo c’è bisogno di potere, di forza e di lungimiranza. La domanda è: l’Ue ha gli strumenti per farlo? La risposta è no, non ancora. Perché non ha un governo, se non una somma di governi con interessi divergenti in funzione del tornaconto elettorale né un bilancio comune, se non microscopico; e anche la politica estera e di difesa, la moneta e la banca centrale sono opere ancora incompiute. Il futuro dell’Ue e dei suoi cittadini risiede nella sua capacità di crescere e di uscire dalle strettoie dei nazionalismi per evolvere verso gli Stati Uniti d’Europa. Una rivoluzione che richiede il nostro impegno politico.

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