Lectorinfabula

Lungo la via Appia, il viaggio inaudito di Paolo Rumiz

Paolo Rumiz sapeva che partire per la via Appia sarebbe stato qualcosa di inedito e di inaudito.

La via Appia, oltre a essere conosciuta in tutto il mondo come la via romana leggendaria depositata nella nostra memoria perché segnava il baricentro strategico del Mediterraneo, era la via con la quale i romani controllavano il Mediterraneo e che riviverla oggi può aiutarci a «guardare il mondo dove va», tema dell’ultima edizione di Lectorinfabula.
Quella strada raccontata nel libro Appia (Feltrinelli, 2016) di Paolo Rumiz era inaudita perché l’unica dei grandi cammini europei che aveva significato percorrerla in entrambi i sensi. L’Appia percorreva Roma Brindisi ma percorrerla al contrario aveva un forte terreno evocativo.

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Paolo Rumiz durante l’incontro di «Fuori Lector» – foto Mattia Ramunni

«Quando si arriva a Brindisi lo senti il profumo della Grecia e vorresti continuare per Costantinopoli e la via della seta», commenta l’autore, ospite di Fuori Lector sabato a Conversano . «La via Appia – continua – ci consentiva di ridiscutere da zero il rapporto tra gli italiani e la nazione ed è stato un grande simbolo politico, finanche della questione meridionale, perché le popolazioni riconoscendosi in quella via rivendicavano il possesso di quel pezzo di strada».
Dopo il raccordo anulare e i colli Albani degli Orazi e dei Curazi, dopo un ultimo sguardo al cupolone, qualche chilometro ancora e la via Appia scompare, diventando una fata morgana. La via Appia si può trovare solo attraverso lo studio delle mappe del ’60-62 nelle quali il segno della via è ancora visibile, il che significa che è stata cancellata non dai barbari ma dall’Italia repubblicana. Una via che ha tirato fuori una serie di temi di cui non si ha contezza.

Riscoprire la via Appia è utile per riportare in vita la storia che l’Italia dimentica facilmente secondo lo scrittore e che questo incontro a Conversano idealmente collega al fronte orientale. Per scongiurare la dimenticanza collettiva italiana ed europea un altro libro di Rumiz che fa rinascere l’evocazione fuori dai libri di storia e riporta la memoria attraverso la tradizione orale e l’arte magica del racconto che è possibile incontrare solo in viaggio è Come cavalli che dormono in piedi (Feltrinelli, 2014). Questo libro rappresenta il tentativo di far riaffiorare il passato attraverso il cammino e il viaggio a piedi.
Nel momento in cui l’Italia ha conquistato Trieste 120mila soldati hanno combattuto per il tricolore perché bisognava portare avanti la leggenda. Scrivere questo libro significava riconciliarsi con il passato e partire per quei fronti commenta lo scrittore «mi avrebbe permesso di vivere il passato e di ascoltare la verità sull’Europa di oggi dalle persone che avrei incontrato».

Ma il viaggio di Paolo Rumiz non si chiude con le sue pubblicazioni. «La storia e i libri – afferma – si scrivono con le scarpe che calpestano le vie che non nascono con decreto ministeriale, le strade si fanno con i piedi di coloro che le attraversano. Il cammino è l’esatto contrario del possesso perché attraversando si sancisce l’appartenenza a quel luogo e la responsabilità del viaggiatore e di chi abita un territorio».

«I luoghi -conclude magicamente Paolo Rumiz- si percorrono di giorno ma si capiscono di notte, magari dopo un buon bicchiere di vino».

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