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In Salento a piedi e in bus

il-sentiero-e-laltroveIl sentiero e l’altrove (Ediciclo 2016), pubblicato lo scorso maggio, è il diario di alcuni viaggi a piedi attraverso l’Italia, dall’Alta Langa in Piemonte fino a Santa Maria di Leuca, in Salento. L’autrice, Roberta Ferraris, dal 1990 ha scritto diverse guide turistiche (per viaggi a piedi o in bici) e manuali di cucina e di sostenibilità ambientale. Pubblichiamo, dal capitolo finale del libro dedicato al Sud Italia, un estratto che racconta il suo arrivo in Salento nel novembre 2015 inseguendo treni e autobus, tra cambi di orario, scolaresche festose e fermate fuori programma.

Cosa c’entra la Svizzera con la Puglia? Niente, però a volte confrontarsi con i nostri vicini che stanno appena al di là delle Alpi può essere utile. Le differenze mettono in risalto le specificità: specchiandoci nel transfrontaliero conosciamo meglio noi stessi. Proprio qui sta il valore del viaggio, è presa di coscienza della nostra vera natura, dei difetti e delle virtù. Certo gli svizzeri avrebbero molto da apprendere da un viaggio sul trasporto locale tra Lecce e Santa Maria di Leuca. Chi ha viaggiato su un autobus postale svizzero lo sa. Sono tutti dello stesso colore giallo, tutti uguali. Sei alla fermata e arriva puntuale, parcheggiando perfettamente a filo tra le strisce gialle. C’è sempre una piccola folla ad attendere, e ci si mette in coda ordinatamente per salire e fare il biglietto. Non si capisce come sia possibile, ma l’autista, imperturbabile, ha sempre il resto per tutti, né oppone rimostranze se si estrae dal portafoglio una banconota di grosso taglio. Il costo è svizzero: cinque minuti di corriera, cinque franchi. Ma si sa, lì costa tutto caro. Vai e ti siedi, perché, nonostante siamo saliti in una decina, c’è posto per tutti. Una voce sintetica rompe il silenzio a cadenza regolare, e ti annuncia le fermate in tre lingue, con precedenza a quella parlata nel luogo; e se sei sordo, uno schermo video te le riporta in ordine, con i minuti che mancano. C’è il wi-fi, l’aria condizionata e ammortizzatori a prova di sterrate di montagna. Arrivi a destinazione assopito, sbadigliando. Il viaggio, per quanto è durato, è stato del tutto privo di imprevisti, e se cercavi l’avventura, non è sul postale svizzero che devi andare.

Il treno notturno Torino-Lecce arresta la sua lunghissima corsa attraverso la penisola alla banchina assolata della stazione, nel novembre del 2015. Ho un appuntamento a Minervino di Lecce con il gruppo dei compari, per un viaggio in terra salentina, un altro di quei cammini spensierati e camerateschi, che a fine stagione fanno ritrovare freschezza e allegria e rinsaldano l’amicizia. Ho una giornata di tempo per raggiungere la località e un complicato elenco di orari di treni regionali e corriere, ma tutti da verificare, perché gli interlocutori, le compagnie di trasporto pubblico, sono più di una. Cerco una biglietteria e vengo indirizzata all’edicola, dove acquisto due biglietti di una stessa società di trasporti locali, che gestisce sia la rete ferroviaria salentina, sia gli autobus.

I biglietti sono di nuova concezione, di quelli che vengono letti da moderne obliteratrici elettroniche. Vado al binario indicato, e scopro che il treno parte da un altro. Scendo e risalgo e trovo un treno decisamente svizzero, lustro e nuovo di officina. Devo ammettere che non me lo sarei mai aspettato. Avrei quasi preferito una Littorina obsoleta, più in linea con la mia idea del viaggio sulle reti minori. Secondo l’orario ufficiale dovrei cambiare a una certa stazione, ma scopro che no, il treno è diventato nel frattempo un diretto. Non mi preoccupano i piccoli scarti tra la programmazione ufficiale e la realtà, probabilmente le innovazioni sono recentissime. Tutto sta filando anche più liscio del previsto. A Maglie devo prendere una corriera, ma la fermata non è vicina alla stazione: strano, visto che la gestione dovrebbe essere la stessa.

Poggiardo (Lecce / Salento), Ferrovie Sud-Est. Puglia / Italia


Poggiardo (Lecce), 2013 – foto Paolo Margari/Flickr

Sul web, l’unica indicazione che avevo trovato dava come fermata utile del paese la concessionaria di una nota marca automobilistica tedesca. A Maglie sono sicura che tutti sanno dov’è, io non ne ho idea e chiedo. Le informazioni raccolte per la via mi spediscono fuori paese, dove, passato un cavalcavia, trovo il parcheggio su cui sostano i bus. Non vedo concessionarie, ma in compenso è ormai passata la una, e ci sono i ragazzi delle scuole, nessuno dei quali ha però idea se passi di lì la corriera per Minervino. Il bar è chiuso, il posto anonimo, non sono paline o tabelle degli orari. Arriva un mezzo e la folla di ragazzi si precipita per salire e prendere il posto. C’è gazzarra e alcuni rimangono a terra a protestare, in attesa di un altro passaggio con posti liberi. Pare che il bus non vada comunque a Minervino, e che altri mezzi siano in arrivo. Ne passano, ma per altre destinazioni. I ragazzi poco per volta vengono smistati verso le loro case.

Corro, sempre con lo zaino in spalla, da un bus all’altro, perché arrivano insieme e si fermano dove capita nel piazzale, con il rischio di farmi perdere quel lo giusto mentre interpello un autista. Pare che il mio biglietto non valga per la sua società, e che debba aspettare la corriera azzurra. Infatti, una corriera azzurra sta transitando in quel momento: passa e va mentre sono lì a discutere. A quel punto l’autista della concorrenza mi fa salire lo stesso, senza biglietto. Trovo posto tra ragazzini in costante movimento, non uno che stia seduto al suo posto. Uno si impossessa del microfono e lancia incomprensibili proclami in dialetto salentino tra le risate. Piovono domande sul mio zaino, su dove vado e da dove vengo, sui bastoncini telescopici che vedono per la prima volta. Poi l’autista, che ha pochi anni più della tribù che scorta a casa, torna in possesso del microfono e, sempre in dialetto salentino, annuncia – credo – che il giorno successivo, vista l’eventualità della presenza di controllori, tutti dovranno presentarsi muniti di regolare abbonamento.

Poi mi chiede dove voglio scendere, ed effettua una fermata fuori programma, con l’aggiunta delle istruzioni per raggiungere il centro storico del paese e i saluti festosi della scolaresca adolescente. La giornata è quasi passata, le ombre della sera incombono su Minervino, che da Lecce dista appena una quarantina di chilometri. Mi sembra di aver attraversato un continente, e non ho avuto un attimo di tempo per rilassarmi, per assopirmi o per annoiarmi contemplando dal finestrino di una corriera gli ulivi secolari del Salento.

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