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L’incendio del Petruzzelli

Nella notte tra il 26 e 27 ottobre 1991 un incendio doloso devastò il teatro Petruzzelli mascellaro-petruzzelliprovocando il crollo della cupola. Il politeama, dopo un lunghissimo processo di ricostruzione, fu riaperto soltanto il 4 ottobre 2009. Pubblichiamo, per gentile concessione dell’editore, uno testo tratto dal libro  C’era una volta e c’è ancora – Ovvero, nascita, vita, splendore, declino e rinascita del Teatro Petruzzelli di Nicola Mascellaro (Di Marsico Libri, 2016), in cui l’autore ricostruisce anche la cronaca dei giorni precedenti e successivi l’incendio, anni in cui «il racket, le associazioni malavitose, il degrado della vita politica e sociale parevano inarrestabili…». 

Sabato 26 ottobre 1991. Giornata splendida, sole abbagliante, cielo terso, aria frizzante. Una giornata d’autunno come tante per i pugliesi, incredibilmente bella per centinaia di agenti di cambio e dirigenti di banche giunti a Bari per il 34° convegno del Forex organizzato, per la prima volta, nel capoluogo pugliese. Ospite d’onore: Carlo Azeglio Ciampi, governatore della Banca d’Italia e futuro Capo dello Stato.
Per l’occasione, gli organizzatori hanno fatto le cose in grande: relazioni, dibattito e pranzo nel nuovo, lussuoso Sheraton-Nicolaus Hotel e gran serata al teatro Petruzzelli per una rappresentazione esclusiva della ‘Norma’ sponsorizzata dalla Cassa di Risparmio di Puglia.

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La «Norma» al Petruzzelli nel 1991 – foto tratta da C’era una volta e c’era ancora di Nicola Mascellaro, Di Marsico Libri 2016

Alle 19 gli invitati cominciano a riempire lo splendido foyer e il salottino belle époque del Teatro dove Franco Passaro, presidente della Caripuglia, fa gli onori di casa. Nelle stesse ore, nel salone del Circolo Unione, le cui finestre affacciano in via Cognetti e corso Cavour per l’intero secondo piano del Petruzzelli, è in corso un ricevimento nuziale.

Alle 19,30 la prima ‘chiamata’. Le luci si affievoliscono e gli ospiti, nel prendere posto, si guardano intorno, incantati dalla bellezza del Teatro barese. Stucchi dorati e affreschi, restaurati di recente, brillano ancora di più nella luce soffusa. Il colpo d’occhio è spettacolare. Nessuna meraviglia se questo ‘gioiello’ pugliese è ormai famoso in tutto il mondo. Tutto sembra unico. Dall’occhio centrale di cristallo dell’immensa e spettacolare cupola, alle decorazioni, allo stupendo telone realizzato, novant’anni prima, dal pittore barese Raffaele Armenise.

Alle 20, l’enorme telone raffigurante l’ingresso a Bari del doge Orseolo II nel 1002, si alza; si alza il 23 sipario di velluto rosso e, nel silenzio più assoluto, le prime note del capolavoro di Vincenzo Bellini cominciano a diffondersi tra i velluti dei palchi e della platea. La profusione di pregiato abete di Carinzia, utilizzato nella costruzione per assorbire le onde sonore, fa del Petruzzelli un modello di perfezione acustica.

Alle 22,15 una telefonata anonima al 113 segnala la presenza di una bomba nel Teatro. Vengono fatti discreti controlli per non allarmare gli ospiti, ma senza esito. Del resto lo spettacolo si avvia al termine. Si decide quindi per un controllo più accurato a Teatro vuoto. Non si trova nulla e, appena dopo la mezzanotte il custode, Giuseppe Tisci, che alloggia con la sorella nello stesso Teatro, inizia il suo consueto lavoro di smontaggio delle scenografie e controllo del quadro delle luci. Alle 2,30 il custode farà l’ultimo, accurato giro d’ispezione resosi necessario dalla segnalazione anonima e da un’altra incredibile coincidenza. La ‘Norma’ si conclude con un grande incendio: il rogo del sacrificio di Norma e Pollione.

Tisci darà agli inquirenti tre versioni dei suoi movimenti fra la mezzanotte del 26 e le due e trenta del mattino di domenica 27 ottobre. Tutte concordanti in un solo punto: fino alle tre, tre e mezza, il Teatro era ancora integro. La circostanza è confermata anche dai camerieri dei Circolo Unione… gli ultimi invitati al ricevimento nuziale hanno lasciato il Circolo alle due 24 e un quarto – sostiene Gennaro Folieri – noi, come il solito, siamo rimasti a riordinare sala e cucina… poi abbiamo sentito un sibilo assordante e subito dopo un boato… mi sono precipitato sul balcone che affaccia su via Cognetti pensando ad un terremoto e, non vedendo nulla di strano, mi sono tranquillizzato. Stavo rientrando quando, alzando gli occhi sul palazzo di fronte, ho visto nei vetri di una finestra i riflessi rossastri di un incendio. Folieri non sapeva che ora fosse, ma alla caserma dei Vigili del fuoco la sua telefonata… correte, il Petruzzelli sta bruciando… è stata registrata alle 4,46.

Dunque, nel giro di un’ora e mezza, due, una struttura di quelle dimensioni, sia pure abbondante di legno, tendaggi e altro materiale infiammabile, è stata assalita dalle fiamme in modo così devastante da raggiungere e fondere le strutture di ferro della cupola alta 26 metri.

Alle 4,49 la prima squadra di pompieri, distaccata al porto, è già sul posto. Il loro primo intervento è per il custode Tisci e la sorella Enza intrappolati nel piccolo appartamento sul lato di via Cognetti: faranno appena in tempo a farli salire su una scala appoggiata alla finestra sfondata. Subito dopo, le fiamme avvolgono la stanza. Poi, qualcuno ricorda che nel Teatro abita anche la famiglia del titolare del bar in corso Cavour: salvati anche loro dalla prontezza di spirito di un Carabiniere che riesce a svegliarli solo a colpi di pistola sparati in aria.

Alle 5, la città è attraversata dalle laceranti sirene delle pattuglie della Polizia, dei Carabinieri e dalle altre squadre di pompieri. E saranno queste a svegliare il giornalista Pasquale Tempesta – che abita in via De Nicolò – il quale si veste alla meglio, scende in strada, si affaccia in via De Giosa e vede, in fondo alla strada, il cielo arrossato da alti bagliori.

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L’interno del Petruzzelli dopo l’incendio – foto tratta da C’era una volta e c’è ancora di Nicola Mascellaro, Di Marsico Libri 2016

Mentre si avvia verso via Cognetti, Tempesta pensa che a bruciare siano le impalcature che circondano l’Acquedotto Pugliese in restauro. Qualche passo ancora e 26 si rende conto dell’enorme disastro che di lì a poco avrà davanti agli occhi: il Petruzzelli è in fiamme. Quella che una volta era la cupola, ora erutta fumo, fiamme e tizzoni ardenti come fosse un vulcano… ho sùbito l’impressione che si tratta di un incendio indomabile. Il cuore mi si stringe. Il Petruzzelli è perduto mi dico e, con le lacrime agli occhi, corro alla prima cabina telefonica… per allertare il giornale che poche ore dopo esce in edizione straordinaria.

Non sarà il solo ad avere le lacrime agli occhi, ad esprimere rabbia e stupore per l’impressionante rogo.

La cupola implode

Alle 5,10, quando la cupola implode nel guscio già devastato della platea, migliaia di cittadini in corso Cavour, via Cognetti, via XXIV Maggio, dai balconi e sulle terrazze dei palazzi che si affacciano sul Petruzzelli, osservano la scena increduli, ammutoliti… per molti si tratta di un silenzio rotto dai singhiozzi. C’è chi si abbraccia con sgomento – scrive Gaetano Campione – chi ha gli occhi lucidi, chi si rifiuta di credere a quello che sta accadendo.

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Il teatro visto dall’alto – foto tratta da C’era una volta e c’è ancora di Nicola Mascellaro, Di Marsico Libri 2016

Intanto, arrivano Ferdinando Pinto, il gestore, e i proprietari del Teatro, le sorelle Vittoria e Teresa Messeni Nemagna. Pinto, che abita proprio di fronte al Petruzzelli, viene svegliato dal suono insistente al suo citofono da un conoscente; le proprietarie sono state avvertite telefonicamente da un amico. A tutti è stato fatto lo stesso appello… correte, il Petruzzelli sta bruciando. Nessuno di loro, però, riesce minimamente ad immaginare la reale proporzione dell’incendio. Pinto è stravolto, ha gli occhi lucidi, abbraccia e stringe mani di conoscenti e amici che gli esprimono solidarietà. In disparte, i meno conosciuti Eredi del Teatro guardano, allibiti e sconcertati, lo scempio, l’immane disastro.

In meno di due ore è andato in fumo uno degli ultimi ‘gioielli’ storici della città di Bari. Il primo, più grande tempio regionale della musica lirica e classica divenuto, negli ultimi dieci anni, il più importante Teatro di tutto il Mezzogiorno; il sogno lungimirante dei fratelli Antonio e Onofrio Petruzzelli che lo avevano fatto realizzare nel 1903 dal cognato, ing. Angelo Messeni, è un cumulo di cenere.

Tre ore dopo l’intervento dei pompieri, la platea è ‘affogata’ da mezzo metro di schiumogeno. Le tre file di palchi sembrano tante piccole caverne annerite dai fuochi di antichi abitatori.

 

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